
Se facessi un processo contro me stesso, andrei di sicuro in prigione.
Mi farebbero causa le dita della mano destra,
Vostra eccellenza, spesso veniamo trattenute e non possiamo scrivere ciò che vorremmo,
altre volte quello che scriviamo non è ciò che vorremmo.
Mi farebbe causa l’orgoglio, vorrebbe avere più peso nelle mie scelte.
È stanco di fare da capro espiatorio, dice che anche la dignità è pronta a testimoniare a suo favore.
Mi farebbero causa gli occhi.
Vostro Onore, siamo costretti a leggere parole che dovremmo ignorare,
dare un peso a discorsi vuoti, ai quali dovremmo dare la giusta libertà.
E’ necessario eliminare qualche inutile filtro,
suggeriscono.
Mi farebbe causa il mononeurone.
Troppi pensieri rallentano il lavoro di metabolizzazione di certi eventi, certe parole.
C’è un traffico di considerazioni ragionamenti che portano ad un ingorgo indistricabile.
E si rimane fermi al punto morto inferiore. Aspettative insoddisfatte, valutazioni svalutate.
Mi farebbe causa il generatore di sentimenti.
C’è una matassa che non si sbroglia, abbiamo bisogno di più volontà, di praticità.
È necessario che qualcuno si attivi, protesta. Che qualcuna possa soddisfare le esigenze di questo motore.
Io resto dietro il banco degli imputati ad annuire.
Aspetto.
E non posso nemmeno utilizzare il legittimo impedimento.
Sono il peggior giudice di me stesso.




