
Ho chiuso il libro e l’ho posato sul comodino
-sembrava una cosa naturale e necessaria da fare-
e sono rimasto a guardare fuori dalla finestra.
Stranamente, proprio mentre era notte,
quello che si presentava davanti ai miei occhi non aveva un aria così tetra,
forse perchè di notte la quiete, e persino una certa desolazione,
sono normali e non ci fai neanche caso.
Comunque, quell’imagine notturna,
mi ha fatto pensare a tutti quei casini e alla situazione in cui mi trovo adesso.
Sono passati pochi giorni da quelle che sono state
le mie riflessioni, i miei pensieri, le mie considerazioni,
ma avevo l’impressione che fossero trascorse settimane.
Tante sensazioni tutte insieme, tanti cambiamenti, tante necessità, volontà, voglie,
tante prese di coscienza mi hanno stranito, destabilizzato
eppure ultimamente non sono abituato a ritmi tranquilli.
Ho provato a ricostruire mentalmente la situazione
risvegliando la memoria annestetizzata dall’alcool di un pessimo vino che ieri sera mi sono concesso,
dalle poche ore di sonno di questi ultimi giorni e dal (non) evolversi di certe situazioni.
Mi sono sforzato di ricordare tutto, senza lasciare nessun evento nel dimenticatoio.
Sto ricominciando a pensare cose strane. E a complicarmi la vita.
Ma non voglio tornare a fuggire dalla realtà credendo che sia un modo per semplificarmela.
Fuggire dalla realtà è solo un modo raffinato per complicarmi la vita.
Il livello di sonno era basso, quello dell’alcool, ormai, pure.
E poi continuavo ad avere la sensazione che ci fosse qualcosa che deve essere fatta.
Che vorrei io, ma non solo.
Mi sono spogliato fino a rimanere in mutande, mi sono sdraiato e ho ripreso la mia ricostruzione,
le mie riflessioni.
Quando le lancette dell’orologio hanno oltrepassato abbondantemente le 3 di notte
mi sono sentito pronto a intraprendere l’imprevedibile avventura di provare a dormire.
E questa mattina sono dominato dal sonno. E da una voglia incontenibile.